Biografia

Giuseppe Marco Antonio Baretti nasce a Torino il 24 Aprile 1719. Nella città natale frequenta, ancora adolescente, il circolo di giovani letterati che si riunisce intorno al Tagliazucchi, professore di eloquenza alla Reale Università. Nel 1737, non ancora diciottenne, lascia la casa paterna per vivere con uno zio a Guastalla, dove lavora come scrivano in una impresa commerciale e conosce il poeta giocoso C. Cantoni, che asseconda la sua vocazione letteraria e dà direzione ai suoi studi. Le future poesie di Baretti saranno non a caso giocose (L. Ariosto, F. Berni, fra i suoi autori preferiti), come si vedrà nelle Piacevoli poesie (Torino, Stamperia Filippo Antonio Campana, 1750; e, con aggiunte, Torino, Stamperia Reale, 1764). I modi formali, auto-ironici e ironici propri della tradizione comico-umoristica, indicano sia un senso di appartenenza complice a una comunità intellettuale e sociale, sia un atteggiamento agonistico nei confronti della cultura italia del suo tempo: contro lo stile ora mellifluo e frivolo, ora ostico e “duro come un corno, e come un osso” di certe produzioni poetiche, contro l’erudizione che non si trasforma in pensiero, le mode letterarie e la faciloneria di certi intelletuali nel seguirle. Nel 1739 è a Venezia dove stringe amicizia con i fratelli Gozzi e, nel 1740, a Milano, dove conosce tutti i più eminenti letterati della città. Dal 1742 lavora a Cuneo come economo delle fortificazioni della erigenda cittadella, ma è richiamato a Torino dalla morte del padre, nel 1744. Sfumata ogni speranza di sostasnziale eredità, una volta spesa la parte di liquidi ricevuti riparte di nuovo per Milano, quindi per Venezia, dove stampa nel 1747-1748, una versione in 4 volumi delle Tragedie di Pier Cornelio […] e le Lettere […] Sopra un certo fatto del Dottor Biagio Schiavo da Este, opera in cui i critici hanno riconosciuto la prima manifestazione del suo efficace stile polemico, fatto di “parole semplici, e comuni”. Baretti sarà fra i primi a creare una critica letteraria moderna, intesa come genere letterario e come presa in esame della cultura e dei costumi in generale, ispirata alla difesa battagliera di un’arte eticamente utile. Si costruisce perciò una lingua espressiva fluida, modellata sul Toscano e ricca di modi vivaci, di sapidi vocaboli e locuzioni tipiche della tradizione comico-umoristica – dai novellieri a L. Pulci e ancora Berni -, e uno stile critico originale, anticruscante. Nel 1751 Baretti si trasferisce a Londra. La pubblicazione di un paio di pamphlet di argomento teatrale sggerirebbe che lavorasse, almeno temporaneamente, come poeta librettista per il teatro d’opera, la cui orchestra era diretta dal compaesano e amico, il violinista Felice Giardini. Trova tuttavia impiego soprattutto come docente privato della nostra lingua. Pubblica vari libri (una dissertazione sulla nostra poesia, nel 1753; una Italian Library, London, A. Millar, 1757, ossia un catalogo ragionato della vita e delle opere degli scrittori italiani, e altro), che lo fanno apprezzare in Inghilterra. Nella capitale britannica stringe amicizia con eminenti personalità, come il pittore J. Reynolds (che ne dipingerà un celebre ritratto nel 1773), lo scrittore S. Richardson, l’attore shakespeariano D. Garrick e soprattutto il “dottor” S. Johnson, il saggista, critico e lessicografo di Lichfield che ebbe importanza fondamentale per Baretti. Non a caso, come Johnson, alla fine del primo soggiorno inglese egli redige un dizionario italiano-inglese (London, J. Richardson, 1760) che resterà a lungo in uso. Il ricavato gli permise di viaggiare in Portogallo, Spagna e Francia, per rientrare in Italia, dove si stabilisce a Milano, quindi a Venezia. L’esperienza di viaggio confluisce nelle Lettere familiari a’ suoi tre fratelli, di cui, tuttavia, solo due volumi vedono la luce in italiano (Milano, G. R. Malatesta, 1762 e Venezia, G. B. Pasquali, 1763), mentre in inglese, con correzioni e aggiunte, l’opera verrà stampata nella sua interezza (A Joruney from London to Genoa, Through England, Portugal, Spain, and France, London, T. Davies, 1770) e avrà enorme suggesso. Le lettere di viaggio mostrano il suo spirito nuovo, di intellettuale europeo, curioso e a suo agio ovunque, grazie alla padronanza di diverse lingue. Approdato a Venezia, dopo il blocco della stampa delle suddette lettere, nell’ottobre 1763, con lo pseudonimo Aristarco Scannabue, Baretti lancia il suo famoso giornale “La Frusta letteraria” (1763-1765), periodico tutto scritto da lui, in cui si propone di brandire la frusta “addosso a tutti questi moderni goffi e sciagurati, che vanno tuttodì scarabocchiando”. Perseguitato dalla censura Baretti cessa tuttavia la pubblicazione della rivista dopo un paio d’anni e decide di ritornare in Inghilterra. Nel 1766 è infatti nuovamente a Londra, da cui si allontanerà solo brevemente nel 1768-69 e nel 1770-71 per viaggi in Spagna e in Italia e dove diviene segretario della corrispondenza estera della Royal Academy of Arts. Nella sua seconda patria, continua a scrivere e pubblicare, tra le altre cose, An account of the manners and customs of Italy (London, T. Davies, L. Davis and C. Rymers, 1768) e il Discours sur Shakespeare et sur monsieur de Voltaire (London, J. Nourse, 1777) considerato da molti, per vivacità polemica e vigore di pensiero, il suo capolavoro critico. Baretti muore a Londra il 5 maggio 1789.

A cura di Daniela Marcheschi con la collaborazione di Francesca Savoia

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